scritti politici

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Ha un popolo sotto occupazione il diritto di resistere ?
Lettera aperta ai parlamentari europei che hanno adottato una risoluzione vergognosa

Il 23 ottobre 2003 il Parlamento Europeo ha adottato, a una stragrande maggioranza, una risoluzione pomposamente intitolata “PACE E DIGNITÀ NEL VICINO-ORIENTE” (*).

Eravate cosi’ in buona compagnia in questa maggioranza che non aveva bisogno della voce degli “Amici della Palestina” per ottenere la maggioranza assoluta: 343 pro, 19 contro e 57 astenuti. É chiaro che avete giudicato che, qualsiasi siano i punti deboli e le insufficienze, forse anche i suoi errori, questo testo prendeva un verso positivo e meritava la vostra adesione.

Ma dopo un tale successo la vostra modestia ci meraviglia. Perché se questo testo, come lo affermano certuni fra di voi, é “un punto d’appoggio per la lotta favorevole ai diritti del Popolo Palestinese”, perché non l’aver portato a nostra conoscenza a partire dalla sua adozione?

Forse perché eravate troppo occupati a preparare l’iniziativa di Ginevra, a organizzare, con i suoi istigatori, delle riunioni prima e dopo il voto del Parlamento? O forse siete stati presi da qualche dubbio dopo la rilettura del testo, frutto di un consenso emozionante?

La risoluzione che avete appoggiato porta un’offesa grave al diritto legittimo del Popolo Palestinese a combattere l’occupante, a resistere e al diritto di ritorno internazionalmente acquisito dei profughi. Noi riprendiamo, qui sotto, qualche paragrafo che la dice lunga sul vero significato del testo per le vittime palestinesi di quest’orribile colpo.

La risoluzione “Pace e dignità nel Vicino-Oriente”:
- “conferma la sua ferma condanna come pure la negazione di qualsiasi atto terrorista commesso dalle organizzazioni terroriste palestinesi contro il popolo israelita e esige che l’Autorità nazionale palestinese conduca una lotta senza pietà contro questi atti di terrorismo fino allo smantellamento totale delle dette organizzazioni”.

- “dichiara espressamente che il terrorismo palestinese, sia per le vittime civili che militari, non soltanto é responsabile delle numerose vittime innocenti, cio’ che é piu’ condannabile, ma in piu’ nuoce gravemente al processo di pace che si vuole riprendere”

- “domanda alle autorità palestinesi di affrontare con realismo la delicata questione del diritto di ritorno dei profughi, che tocca oggi non meno di quattro milioni e mezzo di persone, in maniera di poter arrivare a un’intesa giusta e equilibrata che tenga conto del fatto che i profughi non potranno tutti ritornare verso il loro luogo di origine e che bisogna anche tenere in considerazione le preoccupazioni demografiche d’Israele”

Voi che pensate sapere quello che é sopportabile o insopportabile per l’umanità, voi che avete unito la vostra voce per votare questo testo, forse vi siete sbalorditi della reazione di questi profughi che sembrano non apprezzare i sacrifici che ancora viene loro domandato, che si ostinano a non capire che l’ora é venuta per essere “realisti e ragionevoli” e dunque rinunciare al diritto di ritorno. Ma forse siete stati indotti in errore nella vostra percezione della situazione attuale sul terreno?

Certo il desiderio di pace, dei Palestinesi stremati dopo tanti anni di misure militari di repressione, é immenso. Ma non al prezzo di una nuova capitolazione. La stragrande maggioranza della popolazione ha capito che una falsa pace non farà che aggravare la sofferenza, le espulsioni, le distruzioni e dunque ad aumentare la violenza.

Les condizioni che loro sono imposte, tali che riportate in questo testo, sono inaccettabili. Queste condizioni significano la capitolazione, la rinuncia ai propri diritti, a tutto quello per il quale il Popolo Palestinese s’é battuto durante 55 anni.

Voi vi ostinate a confondere una piccola “élite” con il popolo reale: quello dei campi profughi, quello dei villaggi assediati, quello dei quartieri distrutti. Questo popolo vero, lui, non ha approfittato degli anni di Oslo, quando interminabili negoziazioni favorivano gli affari dei “negoziatori” mai zelanti nel finire.

La seconda Intifada era un movimento che aveva l’intenzione di cacciare questa classe di affaristi che i fondi dell’aiuto internazionale a corrotto. Non ci é riuscita. E oggi volete obbligare il popolo Palestinese -che ha già pagato un prezzo esorbitante di tutte i tradimenti e gli errori di valutazione- a sottomettersi alle stesse regole che ha già rifiutato nella stragrande maggioranza.

Questo significa trattare gli attori del movimento di solidarietà con lo stesso disgusto che quello che avete manifestato verso il Popolo e la resistenza palestinese votando una risoluzione che, con i suoi 73 paragrafi, vi dà risposta a tutto.

Tale uno spettatore affascinato e fuorviato dai talenti del prestidigitatore, il cittadino sincero si trova spinto a fissare la sua attenzione su quello che colui che ha firmato tale testo vuole che focalizzi. Cosi’, secondo la sua sensibilità, il parlamentare interpellato potrà recitare tale o talaltro paragrafo per convincere lo scettico che la sua critica é unilaterale ed eccessiva. Gli sarà risposto qualche cosa di simile: “Ma certamente condanniamo l’occupazione e la violenza eccessiva dell’esercito, sosteniamo i piloti e domandiamo il rispetto dei diritti dei prisonieri e ancora lo smantellamento delle colonie, etc. Vedete bene che chi ci critica esagera……”

Daltronde, che si siano designate le colonie con il vocabolo israelita d’insediamenti (salvo una volta l’espressione di “insediamenti di colonie”), che la risoluzione non domanda nemmeno la distruzione del muro e banalizza l’espressione “muro di sicurezza” (il secondo paragrafo domanda il “gelo” e il quarantunesimo paragrafo lo proclama “illegale” ma si contenta di domandare a Israele “d’ingaggiarsi a che il muro non prevarichi assolutamente la frontiera definitiva”)…..non sembra avervi troppo commosso.

Quello che appare nel quadro principale di questa risoluzione non é la salvaguardia dei diritti legittimi dei Palestinesi ma la salvaguardia degli interessi dei pochi, dei privilegiati che a Ramallah o a Gerusalemme sono sotto pressione per la negoziazione al fine di riprendere il potere e gli affari succosi interrotti dall’Intifada.

Questi ultimi, daltronde, non possono che essere contenti di una risoluzione che “si felicita della proposizione annunziata dal Presidente Bush di creare una zona di libero scambio fra gli Stati Uniti e i paesi Arabi” e s’entusiasmano all’idea “di poter condividere dal 2005 un mercato unico con i due partecipanti (israeliani e palestinesi), il mercato libero, un regime aperto d’investimenti e ….ugualmente una stretta cooperazione in materia di lotta alla criminalità, al terrorismo e all’immigrazione illegale”

Si, tutto a vostro merito l’aver fatto passare l’emendamento per “sostenere il patto di Ginevra”, voi avete votato per questo!

Ma questa risoluzione non é un insieme di contrari a risultante nulla. Voi vi siete presi la libertà di cancellare con un solo tratto di penna il diritto al ritorno dei profughi alle loro case, il quale é un diritto individuale e collettivo garantito dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, dalla Convenzione internazionale dei diritti civili e politici, dalle diverse risoluzioni dell’ONU, quale la risoluzione 194 stranamente dimenticata dalle referenze pertanto numerose del testo votato.

Inoltre questa risoluzione assimila qualsiasi atto di resistenza a del terrorismo e implica la sua repressione, negando cosi’ all’occupato il diritto di resistere alla dominazione coloniale dello Stato di Israele e all’occupazione straniera dei territori conquistati con la forza.

Vergogna addizionale: con questo testo avete validato la nozione di “preoccupazioni demografiche d’Israele”, nozione razzista che conduce direttamente a riconoscere la preferenza demografica e alla legittimazione del lavaggio etnico al quale conduce inesorabilmente l’ideologia sionista dello “Stato Ebreo”.

Questo voto non é stato emesso in un momento banale. É stato emesso in appoggio all’accordo di Ginevra, che ha chiaramente distolto l’attenzione dall’operazione del lavaggio etnico nei territori occupati e che annunzia l’operazione prevista anche all’interno di Israele. Il voto va nella stessa direzione della volontà dell’USAID -il braccio destro umanitario della CIA- e dei governi che condizionano ormai il loro aiuto finanziario al comportamento favorevole delle ONG palestinesi e dei comitati popolari “alla lotta partecipativa contro il terrorismo”. Tutto un dispositivo si sviluppa col solo scopo di stigmatizzare e isolare “i nemici della pace”. Detto in altre parole, i palestinesi che non vogliono rinunciare ai loro diritti e i settori del movimento di solidarietà che optano per l’appoggio di coloro che vogliono continuare la lotta. Questi compromessi, queste ambiguità, questi abbandoni che seminano la confusione, sono la vostra scelta.

Per il movimento di solidarietà é anche l’ora di decidere e definirsi con precisione. Terroristi o resistenti? Insediamenti o colonie? Muro di sicurezza o muro di lavaggio etnico? Preoccupazioni demografiche d’Israele o diritto al ritorno?

BISOGNERÀ SCEGLIERE! Fra l’appoggio alla resistenza palestinese e l’incitazione alla sua capitolazione come da voto al parlamento europeo.

Se non si vuole annichilire, il movimento di solidarietà deve legare la sua esistenza a quella degli uomini e donne Palestinesi che vogliono resistere e che hanno bisogno del suo aiuto. Esso deve, senza esitazione, piazzarsi ai lati di coloro che vogliono capire, fare il bilancio di decine d’anni di lotta, rivalutare le strategie e metodi, ricostruire gli utensili indispensabili della mobilizzazione popolare e rispondere alla sete d’unità del Popolo palestinese. Un popolo che non é disposto a rinunciare ai suoi diritti.

Silvia Cattori e Pierre-Yves Salingue

(*) Si veda il testo della risoluzione sotto il link: http://www.europarl.europa.eu/omk/omnsapir.so/pv2?PRG=CALDOC&FILE=20031023&LANGUE=IT&TPV=PROV&LASTCHAP=24&SDOCTA=14&TXTLST=1&Type_Doc=FIRST&POS=1

Tradotto dal francese : Enrico Gambardella

Articolo originale in francese:
http://www.silviacattori.net/article203.html