scritti politici

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Solidarietà : come impedire il prossimo massacro israeliano ?
Più azione politica al di fuori della Palestina !

Se i responsabili della solidarietà internazionale continuano a fuorviare i militanti con analisi errate e azioni inefficaci, non potranno impedire il prossimo, ancor più terribile, massacro in Palestina. Alla luce della spaventosa carneficina che ha appena colpito Gaza, gli appelli degli analisti palestinesi che qui (*) si esprimono, assumono un senso tragico. Non c’è un minuto da perdere. È importante che i militanti consacrino ogni loro energia per agire nei confronti dei loro governi e costringerli a mettere fine alla scandalosa impunità di cui gode Israele. Il parlamentare europeo Giulietto Chiesa dice la medesima cosa (**) : « I viaggi di solidarietà, il turismo solidale in Palestina non funziona. Io so che è qui, da noi che dobbiamo agire se vogliamo avere un peso sui fatti ! ».

27 dicembre 2008 | - : Gaza Israele Disinformazione Palestina

Nel 2008, lo Stato ebreo d’Israele ha celebrato i 60 anni di esistenza. Uno stato che si è costruito sul furto di terre arabe, di massacri, di epurazione etnica dei Palestinesi, crimini che sono tuttora in corso. Da questo triste ed umiliante anniversario, il popolo palestinese si trova nella situazione più drammatica della sua tetra storia.

A Gaza, il movimento Hamas, salito al potere con una consultazione perfettamente democratica, continua ad essere il bersaglio dell’armata israeliana. La popolazione, che gli ha accordato la sua fiducia, è stata sottomessa da parte di Israele ad un blocco spietato e ad una punizione collettiva sui quali la cosiddetta « comunità internazionale » chiude gli occhi.

Mentre in un’altra zona della Palestina occupata, la Cisgiordania, l’Autorità Palestinese del partito Fatah, appoggiata dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, collabora apertamente con l’occupante e continua ad associarsi con lui per dare la caccia ai resistenti.

Quanto al movimento internazionale di solidarietà, esso ha di che interrogarsi per la sua impotenza nel pesare sulla politica seguita dagli Stati Uniti e dai governi europei nei confronti d’Israele, e sul buon uso o sull’adeguatezza del sostegno che ha dato ai Palestinesi.

In una situazione così drammatica, se questo movimento di solidarietà vuole « esistere realmente, non come ausilio di un supposto « processo di pace », ma come un attore che può contribuire a rimettere in causa il rapporto di forze e aiutare realmente i Palestinesi con azioni durature ed efficaci proprio per isolare lo Stato d’Israele », esso deve agire « nell’affermare senza ambiguità una solidarietà totale con le esigenze continue del Popolo palestinese nella sua resistenza alla conquista coloniale e alla pulizia etnica. » [1]

Essere solidale con i Palestinesi è innanzitutto cominciare ad ascoltare ciò che hanno da dire sul tipo di azioni da condurre, invece di parlare al loro posto come è stato in genere finora. È anche ricordarsi che l’appello al boicottaggio di Israele, lanciato da 172 organizzazioni palestinesi, nel luglio 2005, è restato quasi del tutto senza risposta al di fuori dei paesi anglosassoni.

L’opinione di un Palestinese a Gerusalemme occupata

Abbiamo chiesto a Omar Barghouti, analista palestinese in ambito politico e culturale, di che tipo di sostegno hanno più bisogno i Palestinesi e cosa si aspettano, a questo proposito, da parte del movimento internazionale di solidarietà. Ha risposto senza esitazione :

« Ho recentemente pubblicato un articolo riguardante ciò di cui noi abbiamo bisogno [2]. In breve, sottolineo che l’assistenza umanitaria è buona e necessaria se, e solamente se, è accompagnata da un’azione politica continua per mettere fine all’occupazione israeliana e all’apartheid.

Ciò di cui abbiamo più bisogno in questo momento è ritenere Israele responsabile delle sue gravi e sistematiche violazioni del diritto internazionale, e mettere fine alla scandalosa impunità di cui gode, in particolare in Occidente. Israele sta commettendo, nei territori occupati di Gaza e della Cisgiordania, Gerusalemme compresa, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra utilizzando un metodo assai graduale, sofisticato e mascherato, destinato a far accettare senza reazioni la sua pulizia etnica colpo dopo colpo. È questo che è più importante denunciare e combattere efficacemente in questo momento, soprattutto attraverso le misure di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) [3]. Se tali misure non sono applicate ora, quando lo saranno ? »

Omar Barghouti scriveva allora nel suo articolo:

« I progetti che sostengono la fermezza dei Palestinesi sotto l’occupazione, si tratti di salute, di educazione, di sociale ed anche in campo politico, sono d’importanza cruciale e sempre indispensabili. Molti Palestinesi, in particolare fra i più vulnerabili, non potrebbero, in assenza di tali progetti, sopravvivere alla crudeltà dell’occupazione.

Noi apprezziamo enormemente l’appoggio di questi progetti – almeno di quelli che non sono né corrotti né corruttori, come è il caso di molti.

Ma ciò non significa che noi siamo convinti, nemmeno per un solo istante, che tali progetti – che sono più testimonianze di sostegno ad un’astratta nozione di « pace » – possano da soli far progredire la nostra lotta per la libertà e la giustizia.

È solamente mettendo fine all’occupazione e all’apartheid che ci si potrà arrivare. E, lo sappiamo per esperienza, il modo più sicuro, più moralmente appropriato è trattare Israele come è stato trattato il Sudafrica, applicando contro questo Stato le diverse misure BSD (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), adattate alla situazione e messe a punto. Non c’è modo migliore di arrivare ad una pace giusta in Palestina e nell’intera regione. »

Abbiamo anche chiesto ad un politologo palestinese di 36 anni [4] residente a Gaza, di esprimere il suo punto di vista. La sua risposta non è diversa da quella di Omar Barghouti. Secondo questa giovane generazione di Palestinesi, la miglior forma di solidarietà che i militanti internazionali possono fornire è politica. E questo lavoro politico dovrebbe essere condotto al di fuori della Palestina, nei loro rispettivi paesi.

L’opinione di un Palestinese di Gaza

« Che noi siamo d’accordo o no con l’azione e l’atteggiamento nei nostri confronti di questi soggetti internazionali che vengono in Palestina, dobbiamo essere accoglienti con loro. Ci troviamo nella condizione di persone senza difesa ; è logico che noi accogliamo amabilmente quelli che vengono da noi per solidarietà. Le persone che soffrono e si trovano in una posizione di debolezza sono così.

Ma la presenza dei militanti internazionali non è necessariamente ciò di cui noi abbiamo bisogno qui. Quel che ci serve è che agiscano al di fuori delle Palestina, non qui in Palestina. Qui, è affare dei Palestinesi.

Dopo tanti anni, ne abbiamo un po’ abbastanza di questi "volontari internazionali", o delle "missioni civili" che vengono di tanto in tanto a mostrare il loro sostegno. È un fatto che si ripete, che non apporta nulla di buono alle persone in generale, e non ha un impatto utile per la nostra causa. L’impatto di questi militanti sarebbe molto più efficace se essi mettessero sotto pressione le loro autorità, chi decide, allo scopo di spingerle a prendere le loro responsabilità per eliminare le sofferenze inflitte all’intera nostra nazione, vittima di un’ingiustificata occupazione delle sue terre.

La vera causa palestinese è politica ; non è umanitaria. La nostra non è una crisi umanitaria naturale ! Si tratta di un disastro umanitario organizzato politicamente e militarmente da Israele e dai suoi alleati !

I militanti la devono trattare politicamente. Numerose associazioni forniscono aiuto, realizzano progetti che a loro sembrano buoni. Ma con quale risultato ? Voi dovreste andare a vedere quali sono le condizioni di vita in un campo profughi ! I profughi non sono un caso umanitario che avrebbe bisogno dell’aiuto internazionale. No ; il loro caso è politico. È la ragione per cui i movimenti di solidarietà dovrebbero agire politicamente ; e non sottoforma di assistenza sul piano umanitario o dei diritti dell’uomo.

Questo consentirebbe loro di risparmiare molti sforzi inutili se si impegnassero attivamente, al di fuori della Palestina, nel fare pressione sulle decisioni dei loro governi con l’intento di arrivare ad un cambiamento qui. Questo è ciò che è necessario.

I militanti del movimento di solidarietà e dei diritti umani, che vogliono sostenere onestamente la causa palestinese, devono fare di più. Devono rivolgersi ai loro governi, alle loro autorità politiche a proposito delle vere cause del conflitto palestinese, a proposito del popolo palestinese che è, in permanenza, vittima d’Israele ; questo è quel che va fatto.

I responsabili del movimento di solidarietà devono incitare i loro membri a lottare e ad usare la loro influenza nei confronti di ogni personalità politica dei loro governi, nell’intento di affrontare le autentiche sofferenze del popolo palestinese sotto occupazione israeliana.

Ciò che è veramente necessario è far passare molto chiaramente il loro messaggio alle autorità che, nei loro paesi, possono influire su ciò che succede in questa piccola parte del mondo. Bisogna che si rivolgano ai loro governi in modo efficace ; che chiedano loro perché si schierano sempre a fianco di certi gruppi in Palestina (l’Autorità Palestinese di Fatah e l’OLP) e rifiutano di sostenere le autorità elette di Hamas, a discapito del 1,6 milione di abitanti di Gaza, rifugiati dopo l’epurazione etnica del 1948, e vittime oggi di un occupante che li indebolisce e li sfinisce giorno dopo giorno, psicologicamente, socialmente e politicamente.

Esistono numerose risoluzioni delle Nazioni Unite a favore dei Palestinesi. I militanti dovrebbero per prima cosa impadronirsi di queste risoluzioni e riconsiderarle con lo scopo di risolvere questa questione. È quello di cui abbiamo bisogno.

L’occupazione delle terre palestinesi da parte degli Israeliani è perfettamente conosciuta dai politici e da chi decide a livello delle Nazioni Unite, a livello dell’Unione europea, a livello degli Stati Uniti. Ma nessuno di loro agirà finché non saranno sottomessi ad un’enorme pressione da parte dei cittadini. Quando i movimenti di solidarietà impegneranno i loro membri ad agire in tal senso, ad andare in questa prospettiva politica, allora la loro azione sarà molto utile per il popolo palestinese.

Avrebbe dovuto esserci una forma d’intervento da parte dell’uno o dell’altro dei governi europei. Restare da parte a guardare, lasciando che i soli Stati Uniti siano esclusivamente implicati nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese, quando si sa molto bene che gli Stati Uniti non hanno finora aiutato a risolvere il problema è, de facto, aiutare Israele ad annientarci.

Peggio : se i vostri governi, e i gruppi di solidarietà, lavorano con i diplomatici ed i rappresentanti di questa Autorità Palestinese di Ramallah, che opprime il suo popolo ed incita l’Egitto e Israele a chiudere la striscia di Gaza e ad affamarci, questo cos’è?

Gli Occidentali vedono i Palestinesi come rappresentati da Hamas o Fatah e l’OLP.
Noi deploriamo questa tendenza dei governi, ed anche dei responsabili della solidarietà, a valutare la nostra situazione nei termini d’un gruppo di "estremisti" e di un gruppo di "moderati", e a fornire aiuto all’uno e non all’altro. I Palestinesi non sono rappresentati né da Fatah né da Hamas. La Palestina è la Palestina ; non è una cosa che potete dividere.

I movimenti di solidarietà, gli attivisti politici, dovrebbero dunque considerare la questione palestinese come un solo corpo, come una sola voce. Dovrebbero esigere che ci sia da parte di tutte le organizzazioni internazionali una sorta di grande riesame della causa palestinese. Non dovrebbero, come fanno, presentare i problemi legati alla questione palestinese a partire dal 1967, ma dal 1948 ».

Domanda : Allora lei è scettico rispetto all’utilità di questi soggetti internazionali che, dall’estate scorsa, arrivano a Gaza con la nave, per rompere l’assedio, e che chiamano dei volontari a stabilirsi per lungo tempo a Gaza? Non inviano un messaggio politico a favore dei diritti umani degli abitanti di Gaza e dei loro diritti sulle loro acque territoriali ?

« Persone come i Palestinesi di Gaza che sono sottoposti ad assedio da un anno e mezzo, non hanno altra scelta che accogliere sulla loro terra una simile solidarietà. Non possono rifiutarla ; hanno bisogno di vedere che fuori ci sono sostegno e preoccupazione per loro.

Ma, molto onestamente, penso che, in effetti i primi attivisti di « Free Gaza » arrivati a Gaza in agosto, con la prima imbarcazione, fossero sufficienti. La loro azione ha raggiunto lo scopo ; ha inviato al mondo intero il messaggio che c’è, a Gaza, un popolo che ha bisogno di essere soccorso. Sono stati ricevuti molto bene Governo di Hamas. Questo era sufficiente.

Temiamo molto che se questi militanti ritornano qui periodicamente e ci restano, con l’andar del tempo, finiranno per affaticare o irritare i residenti. Le persone diranno : « Che azione conducono ? Cosa fanno davvero per noi ? »

Questi soggetti internazionali che arrivano in questo momento, sotto la bandiera del Movimento « Free Gaza », per esempio, sono una specie di prolungamento delle campagne che abbiamo già conosciuto nel corso degli ultimi decenni del conflitto israelo-palestinese. Sono ignorati dalla maggior parte della gente qui. Sono conosciuti ed apprezzati solo da certe istituzioni, partiti politici ed ONG che sono in contatto con il mondo esterno ; questo è davvero allarmante.

La maggior parte delle azioni condotte da soggetti internazionali all’interno della Palestina sono uno spreco di tempo e denaro. Quanto alle navi che portano merci, sono le benvenute. Ma che siano al di fuori di ogni strumentalizzazione.

I Palestinesi sanno prendersi cura della loro vita ; sono capaci di far fronte alle loro difficoltà politiche. È la loro vita : vivono come rifugiati da 60 anni [5] e possono fronteggiare questa tragica situazione.

Da 60 anni, e le cose vanno di male in peggio, ciò che serve ora da parte dei militanti, è agire fuori per porre fine all’occupazione nel modo più efficace. Ci dovrebbe essere una sorta d’azione decisiva dall’esterno rispetto ai Palestinesi e alla causa palestinese ; delle azioni politiche che obblighino chi decide ad agire.

Lo ripeto : il più grande problema dei Palestinesi è l’inazione dei responsabili politici nel mondo e il loro partito preso a favore delle forze che collaborano con l’occupante illegale. Questa inazione della « comunità internazionale » è resa possibile dal fatto che i militanti della solidarietà non rispondono in maniera appropriata a ciò di cui abbiamo bisogno e che chiediamo da tanti anni.

I militanti del movimento di solidarietà devono rivolgersi alle loro autorità, incalzarle, organizzare manifestazioni di protesta per far reagire i loro governi.

Noi ci aspettiamo da tutti coloro che dicono di volerci aiutare che essi dedichino i loro sforzi ed il loro tempo a fare questo lavoro di lobbying all’esterno, nei loro stessi paesi, non qui. Solo questa pressione politica ferma ed instancabile sui governi e l’opinione pubblica in Occidente, può aiutarci a trovare una soluzione che metta fine all’occupazione coloniale ; è la cosa più importante da fare ora. »

Domanda : Vi ha sorpreso che la marina israeliana abbia finora lasciato passare le imbarcazioni del Movimento Free Gaza, ma abbia respinto la nave carica di aiuti umanitari inviata dalla Libia, ed abbia respinto una richiesta del Qatar [6] ?

« Lei sa bene che se la marina israeliana non vuol lasciar passare un’imbarcazione, nessuno riuscirà a penetrare nelle acque territoriali di Gaza.

Israele controlla ogni aspetto della vita dei Palestinesi, la terra, il mare ed i cieli. Pensa che, se gli Israeliani non avessero voluto permetterlo, le navi del Movimento Free Gaza avrebbero potuto entrare e loro potrebbero dire « che esse hanno rotto l’assedio » ? Allora, di cosa parlano questi organizzatori di Free Gaza ? Hanno rotto l’assedio? È la potenza occupante israeliana che controlla tutto ; anche le navi di Free Gaza.

A proposito di Free Gaza, un responsabile israeliano era arrivato ad affermare che Israele aveva permesso l’acceso a Gaza di quella nave umanitaria. Ma, quando un’imbarcazione libanese ha voluto fare la stessa cosa, Israele le ha impedito di avvicinarsi a Gaza. Il ministero israeliano degli Affari esteri ha dichiarato che questa nave libanese era stata bloccata perché l’assedio di Gaza rientra nella pressione politica esercitata su chi governa Gaza, cioè Hamas.

Questa giustificazione data da occupanti illegali è accettata dagli attori internazionali che si limitano a guardare i fatti da lontano senza intraprendere la minima azione. Ma questa complicità non è solo l’agire di questi attori internazionali che non amano coloro che governano Gaza ; sfortunatamente essa riguarda anche certi governi arabi. E partiti e gruppi palestinesi ».

Domanda : Le azioni di solidarietà, per il modo nel quale vengono praticate, possono essere controproducenti, e perfino contribuire a dividervi appoggiando una parte e non l’altra ?

« La soluzione per tutti questi problemi è aiutare i Palestinesi ad unirsi e a sedersi ad un tavolo di negoziati, a trovare una soluzione alle loro divisioni, e a risolvere i problemi intervenuti nell’ultimo anno e mezzo.

Il movimento di solidarietà non deve venire ad aggiungere ulteriori difficoltà a questa situazione terribilmente complessa»

Silvia Cattori

(*) Intervistati qualche giorno prima della strage israeliana iniziata il 27 dicembre 2008 contro la popolazione di Gaza.

(**) In occasione del Seminario internazionale organizzato da ISM-Italia (senza alcun legame con ISM Francia) e dal Forum della Palestina : « La guerra israelo-occidentale contro Gaza » a Roma, Centro Congressi Cavour, il 24 gennaio 2009.

Traduzione di Khadija Anna L. Pighizzini (03.02.2009)

Originale in francese (27.01.2009):
http://www.silviacattori.net/article644.html



[1Vedi : « Palestine, 60 ans après : le partage ou la paix », di Pierre-Yves Salingue, mondialisation.ca, 14 maggio 2008.

«Palestina - 60 anni dopo: o la spartizione o la pace», di Pierre-Yves Salingue, forumpalestina.org.

[2Vedi : « Les groupes de solidarité avec la Palestine et le boycott d’Israël », di Omar Barghouti, Info-Palestine.net, 24 ottobre 2008.

[4Apprezziamo molto la franchezza con la quale si esprime questo politologo Palestinese. Non vogliamo esporlo a problemi, per questo abbiamo deciso di tacere il suo nome.

[5Il 70% dei residenti di Gaza sono profughi. Vivono in condizioni miserabili. Hanno un forte spirito di resistenza. È per questa ragione che Israele conduce contro i rifugiati una guerra terribile e sanguinosa. Quando gli Israeliani affermano di lottare contro Hamas, in realtà è contro i profughi che fanno la guerra, con l’obiettivo di annientare ogni resistenza.

[6Israele ha impedito alla nave libanese « Al Marwa » di entrare nelle acque territoriali di Gaza. La nave carica di 3 tonnellate di aiuti umanitari e medicinali – che doveva essere la prima di una serie di imbarcazioni arabe – doveva raggiungere il porto di Gaza all’inizio di dicembre.
Dopo qualche giorno, Israele ha rifiutato anche al Qatar l’invio di farmaci via mare.