scritti politici

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Il Trattato di Lisbona
Anne-Marie Le Pourhiet : «L’Unione Europea è antidemocratica»

Quanti pensavano che l’Unione Europea fosse un’istituzione democratica, rispettosa delle leggi costituzionali di ciascun Paese nonché delle rigide procedure per modificarle, davano per scontato che il Progetto di Costituzione europea fosse morto da tempo.
Il Trattato Europeo, detto anche Trattato di Lisbona, dal nome della capitale dove i governi europei si sono radunati non già per approvarlo, ma per ratificare a scatola chiusa un’approvazione decisa a porte chiuse dalla citata combriccola dell’Unione, sancisce quindi la fine della democrazia.
O forse ne conferma la fine: è quanto sostiene Anne-Marie Le Pourhiet, docente di diritto pubblico all’Università Rennes-I, intervistata dalla giornalista svizzera Silvia Cattori.


Anne-Marie Le Pourhiet

Silvia Cattori : In occasione della Riunione dell’Assemblea del Comitato Nazionale per il Referendum, che ha visto sulla tribuna Jean-Pierre Chevénement e Nicolas Dupont-Aignan [1], lei ha pronunciato parole forti, parole sorprendenti: ha definito “alto tradimento, colpo di stato” il fatto che il presidente Sarkozy voglia far ratificare il Trattato europeo dal parlamento. Non è forse un eccesso?

Anne-Marie Le Pourhiet : Si tratta di un atto molto grave che dimostra come i continui riferimenti dei trattati europei ai valori democratici siano in realtà un’ipocrisia. Questa Europa tecnocratica confiscatoria non può che farsi contro la volontà dei popoli.

La natura di questa Europa è antidemocratica, vogliono imporcela per forza. Noi francesi non siamo il solo popolo la cui volontà è stata beffeggiata: irlandesi e danesi sono stati costretti a votare fino a quando hanno detto sì.

Da noi, dal momento che ci viene negato il diritto di votare di nuovo e ci viene imposta la procedura della ratifica parlamentare, è ancora peggio. Ogni democratico, sia esso centralista o federalista, avrebbe il dovere di insorgere contro tale crimine.

Silvia Cattori : Il 29 maggio 2005, la Francia ha respinto il progetto di Costituzione europea con il 55% dei voti. Da allora il progetto è stato migliorato? Le norme oggetto di contestazione sono state eliminate?

Anne-Marie Le Pourhiet : Naturalmente no. Non viene più chiamato Costituzione, e simboli come inno e bandiera sono stati eliminati. Ciò è significativo perché dimostra che i burocrati hanno capito il carattere antifederalista dell’opposizione dei francesi, ma la sostanza del trattato costituzionale è stata travasata nel nuovo testo.

Il procedimento, che consiste nel non inserire più nel trattato stesso la Carta dei diritti fondamentali e attribuirgli lo stesso un carattere vincolante, o ancora la sostituzione del riferimento esplicito al primato del diritto europeo con una menzione della giurisprudenza della Corte che fonda questo primato, costituiscono un sopruso per ingannare i cittadini e prendersene gioco.

La versione comparata del vecchio Progetto e del nuovo Trattato, così come è stata redatta sotto la direzione di un deputato francese, è di 281 pagine e dimostra fino a che punto il Progetto costituzionale sia stato ricopiato integralmente. Persino la ridicola norma dell’articolo III-121, che riguarda il benessere degli animali in quanto esseri sensibili, si ritrova all’art.13 del nuovo Trattato!

Poiché tutte le disposizioni del Progetto erano state tutte, in un modo o nell’altro, criticate e il no francese riguardava il testo nel suo insieme, non si capisce con quale diritto il presidente Sarkozy pretenda di conservare gli elementi “non contestati”. È un atto totalmente arbitrario e dittatoriale.

Silvia Cattori : Quali sono le disposizioni più importanti che, attraverso questo Trattato, si vogliono imporre ai francesi, nonostante il voto contrario espresso a suo tempo?

Anne-Marie Le Pourhiet : Tutto di questo Trattato è importante. Il presidente dell’Unione designato per due anni, la politica estera e il suo ministro, mascherato sotto la definizione di “alto rappresentante”, la Carta dei diritti fondamentali, così lontana dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, e, soprattutto, la regola della maggioranza qualificata... Il trasferimento di sovranità dai Paesi all’Unione è colossale.

Silvia Cattori : È vero che i poteri del parlamento sarebbero rafforzati?

Anne-Marie Le Pourhiet : È ben poca cosa in un sistema dove l’iniziativa legislativa è monopolizzata da una Commissione, che non dipende dai governi e dunque dai parlamenti nazionali cui questi governi devono rendere conto.

Il Consiglio Costituzionale francese [l’equivalente della Corte Costituzionale italiana, ndt] a ragione ha affermato che il parlamento europeo non è “emanazione della sovranità nazionale”. Se poi si conosce la mediocre composizione e la grottesca organizzazione di questa assemblea, non si può certo essere rassicurati dal rafforzamento dei suoi poteri.

Silvia Cattori : Come spiega che la maggioranza dei francesi, che nel 2005 ha votato no al Progetto di Costituzione, abbia votato sì all’elezione di Sarkozy, pur sapendo che non avrebbe tenuto in alcun conto il loro no al Progetto?

Anne-Marie Le Pourhiet : Sarkozy in campagna elettorale aveva annunciato semplicemente un minitrattato per “permettere all’Unione di funzionare”. Si poteva così pensare che si sarebbe trattato di un semplice miglioramento delle regola di voto del Consiglio. Del resto la risposta a un quesito referendario non può essere confusa con il voto a un candidato in un’elezione.

Come si può pensare che un elettore di destra, convinto che Ségolène Royal sia una perfetta incompetente, possa votare per lei solo perché promette sottovoce un nuovo referendum, dal momento che ha fatto propaganda per il sì alla Costituzione europea? I socialisti francesi da tempo hanno fatto dell’Europa la loro merce di scambio; il meno che si possa dire è che né Ségolène Royal né Francois Bayrou rappresentavano un’alternativa credibile su questo punto. Il voto per Sarkozy è stato per molti un voto dato per mancanza di alternative.

Silvia Cattori : Il Trattato è stato firmato giovedì 13 dicembre a Lisbona dai Capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell’unione Europea. Sarkozy è determinato a farlo ratificare dal parlamento francese prima della fine di febbraio. Cosa si potrebbe fare secondo lei per impedire questo “colpo di stato”? Che mezzi ha il popolo francese per imporre la via del referendum? Si può fare appello al diritto costituzionale per riaprire la questione?

Anne-Marie Le Pourhiet : Non c’è possibilità di ricorrere al diritto perché la Costituzione francese non vieta, come invece è il caso della Costituzione della California, di modificare una legge referendaria con una legge parlamentare. Il Consiglio Costituzionale francese non ha fatto propria nemmeno la giurisprudenza della Corte Costituzionale, italiana che stabilisce che la volontà popolare può essere superata solo con un nuovo referendum. Il Consiglio Costituzionale potrebbe tutt’al più “constatare” che la Costituzione Europea e il Trattato Europeo sono quasi identici e “lamentare” la mancata accettazione della volontà popolare, senza però avere il potere di sanzionarla.

Non ci resta che contare sulla mobilitazione popolare e sul rigetto parlamentare, prima ratifica della revisione costituzionale. Il progetto di revisione deve essere approvato con una maggioranza di almeno tre quinti dei membri del Congresso [riunione congiunta a Versailles dell’Assemblea Nazionale e del Senato ndr].

Silvia Cattori : Se, dopo essere stata discussa all’Assemblea Nazionale e poi al Senato, la revisione costituzionale dovesse essere approvata dai tre quinti dei parlamentari riuniti, si potrebbe ancora fare qualcosa per impedire l’entrata in vigore del Trattato?

Anne-Marie Le Pourhiet : No: 60 deputati e 60 senatori potrebbero deferire la legge di ratifica del trattato al Consiglio Costituzionale, ma non c’è alcuna possibilità che il ricorso venga accolto.

Silvia Cattori : La Costituzione dell’Irlanda impone che anche un Trattato venga sottoposto a referendum. In caso di rifiuto come si potrà uscire da questo vicolo cieco?

Anne-Marie Le Pourhiet : Sicuramente gli irlandesi dovranno votare di nuovo. È così che va questa Europa!

Silvia Cattori : Se il Trattato venisse alla fine imposto, e se, come lei afferma, in questa procedura si ravvisasse un “doppio colpo di stato”, Sarkozy e i Capi di Stato dei 27 Stati membri dell’Unione non dovrebbero prima o poi rendere conto del loro “tradimento”?

Anne-Marie Le Pourhiet : Per quel che concerne la Francia, Sarkozy dovrà spiegare molte cose. Ma la sanzione elettorale può esplicarsi solo se vi è un candidato alternativo credibile. E non è questo in caso della Francia. In ogni modo, nelle elezioni amministrative e legislative ci ricorderemo dei voti dei nostri parlamentari!

Silvia Cattori : Il 75% dei cittadini europei sono favorevoli al referendum. A loro non resta che ottenere che il dibattito si apra e si allarghi al più presto a tutti i Paesi dell’Unione Europea ?

Anne-Marie Le Pourhiet : Ritengo la mobilitazione indispensabile, non fosse altro che per far vergognare i traditori.

Silvia Cattori

Traduzione dal francese di Rachele Marmetti
http://www.ilcronista.org/



[1Assemblea per il referendum, svoltasi lo scorso 2 dicembre alla Maison de la chimie a Parigi, cui hanno partecipato un migliaio di persone.