scritti politici

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Le manovre dell’Occidente in Siria
Le illusioni di Erdogan di fronte all’intransigenza di Netanyahu

I contorni della nuova strategia imperiale nel Medio Oriente stanno apparendo. L’obbiettivo degli Stati Uniti é quello di seminare il chaos nei Paesi della regione in modo da ostentare uno schermo di fumo suscettibile di proteggere lo Stato Ebraico ed aiutarlo a guadagnare tempo affinché possa consolidare la sua egemonia in previsione del ritiro dei GI’s dall’Irak.

12 giugno 2011 | - : Israele Siria Stati Uniti

La stategia US si fonda essenzialmente sulle idee del primo Ministro turco Recep Tayyeb Erdogan, e il suo ministro degli Affari Esteri, Ahmet Davutoglu, visibilmente appoggiato da Washington, che consiste a trasportare la vecchia relazione tra l’Occidente e la Confraternita dei Fratelli Musulmani da dietro le quinte dei servizi di informazione al davanti della scena politica.

A parte la loro branche palestinese – l’Hamas-, i Fratelli Musulmani non hanno mai dato fastidio agli Stati Uniti o ad Israele, e nemmeno mai rappresentato un pericolo reale per i regimi pro-occidentali esistenti nei paesi arabi. Ben al contrario, hanno contribuito molto a anestetizzare la gioventù di questi paesi per allontanarla dalla causa palestinese e dirigerla verso delle agende socio-religiose e delle questioni senza un vero interesse. Invece, in Siria, l’Occidente incoraggia i Fratelli Musulmani da 4 decenni a condurre una guerra senza pietà contro il regime per punirlo della sua ostilità verso Israele e verso i progetti egemonici degli Stati Uniti.

La branche siriana é la sola ad avere impugnato le armi e ad aver organizzato un’insurrezione sanguinosa negli anni 80’ del secolo scorso, subito dopo la firma degli accordi del Camp David, tra l’Egitto e lo Stato Ebraico. I “Fratelli” siriani hanno apertamente espresso delle posizioni al servizio dei piani US nella regione, a partire dall’invasione dell’Irak nel 2003....e continuano a presentare lettere di credito ancora oggi.

La visione di Erdogan considera che la propulsione dei Fratelli sul davanti della scena sia una specie di rinnovo delle “elites”politiche, in modo da non disturbare israele e gli stati Uniti, un po’alla maniera del modello turco. Gli eserciti nei paesi arabi garantiranno gli impegni presi verso Washington e Tel Aviv, che i fratelli hanno inoltre accettato di rispettare. L’Egitto é il terreno dove si mette alla prova questa nuova formula e cio’ sembra funzionare come Washingon e Tel Aviv lo desiderano. In effetti, la posizione dei Fratelli egiziani si é distinta, in queste ultime settimane, dalla gioventù rivoluzionaria.

Cosi come per quanto riguarda gli emendamenti constituzionali dell’ultima manifestazione prevista piazza Tahrir, la Confraternita si é allineata sulla scelta del Consiglio supremo delle forze armate.

Allo stesso tempo, il Primo Ministro turco si é sforzato di porre le basi per un’iniziativa di pace “accettabile” per gli Arabi e suscettibile di avere l’accordo di Washington. Purtroppo per lui, Benyamin Netanyahu e Barack Obama hanno ridotto al nulla le illusioni della Turchia e degli Arabi cosiddetti “moderati”, rifiutando di permettere ai Palestinesi anche solo un’infima parte dei loro diritti defraudati.

Il persistere della colonizzazione e della giudaizzazione di Gerusalemme godono ormai del permesso degli Stati Uniti. E le briciole lasciate dallo stato ebraico permetterranno al massimo di edificare uno pseudo stato-palestinese non duraturo, smilitarizzato, senza supremazia. Una specie di Bantoustan.

Le condizioni pretese da Washington e da Tel Aviv non eviteranno di provocare dissensi nei ranghi dei fratelli Musulmani, soprattutto nei paesi limitrofi alla Palestina. Delle divergenze hanno d’altronde cominciato ad apparire nei ranghi dell’Hamas. E con il tempo, la direzione suprema della confraternita non avrà più nessun argomento per inpedire di partecipare ai giovani del movimento, al fianco della gioventù araba, alla lotta per recuperare i diritti palestinesi.

L’Occidente contro le Riforme

La settimana scorsa, il Presidente Bachar el-Assad ha preso decisioni di un’importanza senza precedenti con lo scopo di soddisfare le rivendicazioni popolari sul piano umanitario e politico. Ha decretato un’amnistia generale, includendo i Fratelli Musulmani e ordinato la restituzione delle terre e dei beni appartenenti a dei membri di questa confraternita, confiscati negli anni 80 del secolo scorso, e la fine dei divieti di accesso al territorio, colpendo un gran numero di oppositori.

Il giorno stesso, centinaia di detenuti erano liberi. 450 altri sono stati rilasciati domenica 5 giugno. Ha anche creato una commissione di dialogo nazionale, presidiata da M. Farouk al-Charaa, vice-presidente della Repubblica, che comprende delle personalità indipendenti, riconosciute grazie alla loro credibilità e la loro competenza. Nel corso di una riunione domenica, la commissione ha affermato che le porte del dialogo sono aperte a tutte le personalità e a tutte le forze politiche nazionali all’interno come all’esterno.

La commissione ha abbordato un insieme di meccanismi e di proposte destinate ad allargare la base dei contatti e si é rallegrata di tutte le idee che conducono al rinforzo del processo di riforma politica. Parallelemente, sono state prese numerose misure che migliorano le condizioni di vita dei cittadini nell’ambito economico e sociale.

La risposta a questo avvio di riforma é stata una scalata senza precedenti sul terreno, venerdi 3 giugno, caratterizzata da degli attacchi contro i simboli dello Stato, specialmente a Hama. Questa città non era mai stata praticamente vittima, in queste ultime settimane, di disordini. E le misure d’amnistia e di restituzione di beni la concernano in primo piano. Invece di celebrare la soddisfazione di una gran parte delle sue revendicazioni, la città é stata il teatro di violenze incredibili, che hanno fatto decine di morti e di feriti nei ranghi dei civili e delle forze dell’ordine. Dei gruppi di distruggitori hanno dato fuoco ai seggi del governorato, del palazzo di giustizia e della televisione, dei commissariati di polizia e di altri edifici pubblici. E’ chiaro che le bande di estremisti sostenute e manipolate dagli Stati Uniti e certi paesi europei, hanno ricevuto come instruzione di seminare chaos e distruzione in modo da impedire alle misure prese dal Presidente Bachar el-Assad di creare una dinamica suscettibile di portare calma nel paese e far fallire il complotto di cui é vittima la Siria, da quasi 3 mesi.

Per coloro i quali dubitassero ancora dell’esistenza di questo complotto stato-unitense, la rivista Foreign Affair pubblica nella sua ultima edizione un lungo rapporto firmato da Mara Karlin e Andrew Tabler [1], proponendo una serie di misure per una lunga battaglia contro la Siria con lo scopo di abbattere il presidente Assad e rimpiazzarlo con un governo pro-occidentale che risponda alle esigenze US. Tra queste misure, figurano le seguenti idee :

- Rinforzare le sanzioni economiche contro i responsabili siriani ed allargare la lista stabilita dagli Stati uniti e l’Europa e tentare di imporla ad altri paesi.

- Prendere delle sanzioni contro la banca commerciale di Siria che dispone di 20 miliardi di dollari in valuta forte, piazzati in Europa a breve termine.

- Rafforzare la coordinazione con la Turchia e l’Europa a proposito della Siria e convincere il nuovo potere egiziano e l’Arabia Saudita ad impegnarsi in questa battaglia a fianco degli Stati Uniti.

- Mascherare gli aiuti apportati a certi gruppi di opposotori della sinistra siriana e ai fratelli musulmani, e mettere in primo piano il sostegno offerto ai membri dell’opposizione “liberali”.

- Allargare l’infrastruttura informatica e i proxys che permettono di veicolare le immagini e le foto fatte in Siria. Delle imprese israeliane hanno già provveduto a prendere questo genere di misure in questi ultimi tempi.

Di fronte a questa conspirazione, il governo siriano si attiva su due livelli. Il 1° consiste a sradicare i gruppi estremisti, terroristi e takfiristi [2] che seminano lamorte e la distruzione. Il 2° a continuare le riforme profonde e graduali in modo da mantenere la stabilità del paese.

Questa é la posizione che la Russia difende dall’inizio della crisi. Il ministro russo degli affari esteri, Sergueï Lavrov, ha affermato che gli eventi attuali in Siria sono un affare interno e che qualsiasi ingerenza straniera a questo effetto contribuirà ad aggravare la situazione. Da una conferenza stampa cha ha avuto luogo domenica nella città di Odessa in Ucraina, il signor Lavrov ha espresso la preoccupazione del suo Paese di fronte ai tentativi di numerosi stati stranieri di immischiarsi negli affari interni della Siria e di politicizzare gli eventi che si producono ivi. Il signor Lavrov ha indicato che la comunità internazionale non deve immischiarsi negli eventi in Siria ma operare in modo da ristabilire la calma.

New Orient News (Libano)
Tendances de l’Orient No 34, 6 giugno 2011.

Traduzione di Carola Carlotta (12.06.2011):
http://www.voltairenet.org/Le-illusioni-di-Erdogan-di-fronte

Testo originale in francese (06.06.2011):
http://www.neworientnews.com/news/fullnews.php?news_id=33465



[1« Obama’s Push-Pull Strategy How Washington Should Plan for a Post-Assad Syria », di Mara E. Karlin & Andrew J. Tabler, Foreign Affairs, 26 de mayo de 2011.

[2Nell’Islam, il “Takfirismo” é una forma di intolleranza estremamente violenta che si caratterizza dalla propensione a gettare l’anatema non solo contro i non musulmani ma anche – e prioritariamente- contro altri musulmani. In Siria il Takfirismo si é cristallizzato contro gli Alawiti (che sono sovrarappresentati nelle istanze politiche e militari) e contro gli Shiiti particolarmente contro le sceicco Mohammad Hussein Fadlallah (1935-2010) leader spirituale dell’Hezbollah, paragonando il suo umanismo e la sua apertura in materia di democrazia o di usanze a dell’apostasia.