scritti politici

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Guerra contro l’Islam e manipolazione dell’opinione pubblica
Le ingiustizie subite da Youssef Nada : Un caso da manuale

Il dovere di un giornalista è fornire al pubblico degli elementi di informazione e analisi che gli permettano di comprendere ciò che succede. Da quando gli Stati « occidentali » si sono impegnati in devastanti guerre unilaterali e in campagne di odio razzista contro l’Islam, quel che i giornalisti dicono - o tacciono - può contribuire al fatto che alcuni paesi e popoli siano ingiustamente schiacciati e umiliati, e che persone - in particolare di confessione musulmana - siano illegalmente arrestate, torturate, iscritte arbitrariamente nelle liste di "terroristi", distrutte per sempre.

Quando si esercita questa professione è d’obbligo rimanere liberi da qualsiasi legame. Poiché un’informazione corretta necessita da parte del giornalista il rispetto di un’etica, e un coraggioso lavoro di ricerca per portare a conoscenza del pubblico quello che i poteri in carica cercano di occultare.

Dagli anni 90, a seguito di campagne di diffamazione ben orchestrate - e purtroppo ancora in corso - la vita di numerose persone di religione musulmana, è precipitata nell’orrore. Per grande sventura sua e della sua famiglia, Youssef Nada, un ingegnere e banchiere italiano d’origine egiziana, è una di esse.

La dolorosa storia di Youssef Nada, iscritto dopo l’11 settembre 2001, senza alcuna giustificazione, nella lista nera delle persone accusate di sostenere il terrorismo [1] - e finalmente radiato da questa lista [2] dopo otto anni di « vicissitudini kafkiane », secondo la giusta definizione del senatore svizzero Dick Marty - dovrebbe portarci a riflettere affinché questo genere d’abominio non si ripeta più. L’ingiustizia subita da Youssef Nada - una figura politica assai rispettata nel mondo, che occupava in particolare un’eminente posizione nel movimento del Fratelli musulmani - ci sembra emblematica del ruolo perverso di una parte della stampa, e della sua dimestichezza con i servizi segreti.

La prima tegola è piombata sulla testa di Youssef Nada quando, nel 1997, il giornalista Guido Olimpio ha pubblicato, sull’influente quotidiano milanese Corriere della Sera, un articolo [3] affermando, senza alcuna prova tangibile, che Youssef Nada « finanziava il movimento Hamas », movimento di resistenza - va precisato - che l’occupante israeliano perseguita e si ostina da molto tempo a criminalizzare e a trasformare in una minaccia planetaria agli occhi dell’ « Occidente ».

Le folli accuse di Guido Olimpio sono state debitamente smentite. Tuttavia gli avvenimenti successivi hanno dimostrato che l’obiettivo perseguito con queste false informazioni era stato raggiunto. Puntare l’attenzione dei servizi segreti e dei media del mondo intero sulla persona di Youssef Nada è servito a dare un volto planetario alla « minaccia musulmana » tramite un pacifico finanziere ; a stigmatizzare le banche di proprietà dei musulmani per incitare l’Occidente a ritenere preventivamente sospette le loro transazioni finanziarie e considerare le donazioni versate ad organizzazioni caritatevoli, gestite dal movimento dei Fratelli musulmani, come destinate a finanziare il « terrorismo » ; a diffondere la paura nell’opinione pubblica, facendo credere che dei musulmani che vivono fra noi possano nascondere dei potenziali « terroristi », ecc.

Le cose non si sono dunque limitate a questo. In numerosi paesi considerati « strategici », si sono trovati degli « esperti di terrorismo » per diffondere, senza vergogna, come vere le fantasie di Guido Olimpio.

In Svizzera, è il giornalista francese Richard Labévière che dal 1997 ha ripreso, aggravandole, le affermazioni di Guido Olimpio. In quel momento di intossicazione e intensa disinformazione volta a criminalizzare il movimento dei Fratelli musulmani, Richard Labévière lavorava per la televisione pubblica della Svizzera romanda (TSR). Ha descritto Youssef Nada e il movimento dei Fratelli musulmani come dei fanatici dei quali bisognava diffidare. Quel che sosteneva ha avuto un impatto enorme sui giornalisti svizzeri che non avevano alcuna conoscenza del mondo musulmano e che in assoluta buona fede ne hanno tratto ispirazione.

Il film « documentario » realizzato da Richard Labévière, trasmesso in maggio 1998 dalla TSR nel programma Temps Présent, mischiava il viso di Youssef Nada alle immagini dell’attentato che il 17 novembre 1997 a Luxor aveva provocato la morte di turisti svizzeri, in modo da far intendere che ci fossero legami tra i due.

Youssef Nada ricorda spesso questo film di Richard Labévière come un momento assai doloroso e offensivo. Infatti ha avuto come risultato immediato il rilancio della polemica contro di lui e ha attirato di nuovo l’attenzione dei servizi segreti sulla sua persona ; lui, l’uomo rispettato nel mondo intero che frequentava capi di Stato, che interveniva come mediatore di pace, ha visto allora, a seguito di questa nuova ondata di calunnie e sospetti, le sue imprese crollare, la sua reputazione irrimediabilmente compromessa e intorno a lui farsi il vuoto.

Oggi si sa bene a cosa hanno condotto queste campagne che miravano a rivoltare l’opinione pubblica contro la popolazione di confessione musulmana e continuate fino alla nausea. Nel 2001, dopo l’attentato al World Trade Centre - attentato in cui, secondo la versione ufficiale, era immischiato solo un pugno di terroristi - l’Occidente ha potuto far passare senza intoppi, agli occhi dell’opinione pubblica, la guerra globale contro il « terrore musulmano ».

Le liste nere dell’ONU, nelle quali i nomi di Youssef Nada, di movimenti politici, di imprese dalla moralità irreprensibile sono stati inscritti, associati in maniera infamante a degli attentati terroristici (dei quali si ignora ad oggi chi siano i veri mandanti), a Bin Laden, ad Al-Qaida, si sono rivelate arbitrarie, illegali. « Un uomo, di qualunque paese che finisce per trovarsi su queste liste viene gettato istantaneamente, in un pozzo senza fondo » ha fatto notare Dick Marty [4]

Perché dei cosiddetti « specialisti del mondo arabo » o « esperti di terrorismo », hanno agito in modo tale da diffondere un clima di paura e inquietudine nei confronti della religione musulmana e da eccedere nel senso voluto dalla propaganda israeliana, cioè colpire in continuazione e prioritariamente, il movimento dei Fratelli musulmani, e indicarlo come il pericolo assoluto ? Perché hanno istigato queste campagne menzognere ? Qual’era la loro agenda in conclusione ? Agivano in maniera indipendente o nel quadro di una strategia organizzata - e, se sì, per conto di chi ? La domanda « cui prodest ? » potrebbe di certo metterci sulla pista buona.

Le campagne antiarabe e antimusulmane orchestrate da Israele - e amplificate da giornalisti “aux ordres” sin dagli anni 90 per accreditare la « minaccia terrorista » legandola ai Fratelli musulmani - dovevano contribuire a destabilizzare e incriminare i movimenti di resistenza all’occupante israeliano in Palestina e in Libano, ma anche a delegittimare quegli Stati che, come la Siria e l’Iran, erano nel mirino degli Stati Uniti e di Israele. [5]

La strategia d’Israele è sempre consistita nel tentare di tutto per trascinare le grandi potenze a partecipare al suo confronto bellico contro i vicini arabi e iraniani facendo di essi una minaccia planetaria.

Le autorità dello Stato coloniale israeliano hanno dunque sempre presentato la legittima resistenza dei Palestinesi - resistenza ieri incarnata dal movimento Fatah (che sono riusciti a reprimere), e, dopo gli anni 90, dal movimento Hamas - come l’attività di « terroristi » che rappresentano una minaccia per l’intera regione.

Ribadendo in continuazione che Hamas e il movimento dei Fratelli musulmani - che, in Egitto si oppone a Hosni Moubarak - sono una cosa sola, la propaganda di Israele ha ottenuto la piena adesione non solo del dittatore egiziano ma anche delle potenze occidentali.

Allo stesso modo, presentando la resistenza libanese rappresentata da Hezbollah, come asservita all’Iran, e l’Iran come una minaccia nucleare, lo stato d’Israele - fortemente sostenuto nella sua propaganda di guerra dalla rete filoisraeliana e da diversi servizi segreti negli Stati Uniti e in Europa - è riuscita a trascinare l’Occidente nel suo confronto regionale basandosi sulla paura dell’Islam.

Un’altra tegola è caduta sulla testa di Youssef Nada quando, dopo gli attentati dell’ 11 settembre, il suo nome, quello dei soci e anche delle loro società, sono stati inscritti nella lista nera delle persone e delle istituzioni accusate di finanziare Al-Qaida.

Oggi, grazie alla sua formidabile combattività, dopo otto anni di estenuanti e costose azioni nei tribunali per salvare il suo onore e quello della famiglia, e veder pienamente riconosciuta la sua innocenza e la sua estraneità al terrorismo, ha ottenuto la rimozione delle accuse infamanti contro di lui e la cancellazione del suo nome dalla lista terrorista delle Nazioni Unite, ma non ancora quello di tutte le sue società [6].

Eppure le sue pene non sono ancora finite! In questa folle storia, oltre i danni morali, ha subito danni materiali stimati in oltre 380 milioni di franchi svizzeri. A chi può presentare la fattura di questo fango allucinante cui hanno attivamente contribuito dei giornalisti privi di scrupoli?

Abbiamo chiesto a Youssef Nada se quei giornalisti, che l’hanno calunniato con insistenza e forza distorcendo i fatti nelle valanghe di articoli e di libri tradotti in diverse lingue, presentandolo come il « capo di un progetto islamico che voleva conquistare l’Occidente », avessero, dopo la pronuncia d’innocenza di due tribunali, rettificato i loro errori e riconosciuto il male che gli avevano causato. Ci ha risposto di no; nessuno di loro gli ha mai rivolto la minima scusa, né scritto una riga sui media che avevano diffuso le loro false accuse, per far conoscere la sua innocenza ai lettori tratti in inganno; innocenza pienamente accertata da due tribunali dal 2005.

Di fronte alle deliberate invenzioni di un sedicente « nemico islamico » da parte di grandi potenze militari, conviene scegliere il proprio campo : il campo della verità e della giustizia ; il campo di coloro che sono discriminati dalle nostre società « civili ».

Chi fa da sé fa per tre. In questi anni da incubo nei quali ha dovuto affrontare problemi ed umiliazioni, Youssef Nada ha preso la penna per designare i « barbari » che hanno distrutto la sua vita e quella della sua famiglia. Una famiglia che fino a quel momento viveva nella comodità e tranquillità di una grande casa sul lago di Lugano e che, privata dall’oggi al domani dei suoi redditi e dei suoi averi, si è vista costretta a licenziare i domestici e a vivere in ristrettezze, ma che a saputo farvi fronte con la fede delle persone che non hanno nulla da rimproverarsi e sanno che la giustizia è dalla loro parte.

A partire dal suo doloroso caso, Youssef Nada ha voluto render giustizia a tanti altri fratelli e sorelle musulmani anonimi che non hanno i mezzi per far ascoltare la loro voce, e assai più maltrattati di lui, dalle manipolazioni mediatiche che hanno preceduto l’11 settembre, e dalla follia della sicurezza che ne è seguita.

Sul suo sito personale [7] (mai finito per mancanza di tempo) Youssef Nada racconta, con distacco e precisione, quello che ha osservato, constatato, compreso, analizzato nel corso di questa penosa odissea.

Ferito dalle ingiustizie subite, profondamente colpito, indebolito dall’età, ma infinitamente dignitoso di fronte all’avversità, così riassume nella presentazione il suo stato d’allora : « Youssef Nada, banchiere falsamente terrorista, armato di fede e coraggio, che lotta per stabilire la sua innocenza e per ottenere giustizia ».

Vi invitiamo a leggere quello che Youssef Nada presenta come uno « studio esemplare sull’uso improprio di slogan sulla lotta al terrorismo per condannare i militanti politici musulmani ».

Estratti dal racconto di Youssef Nada [8]

« LA "PISTOLA FUMANTE"

Nell’ottobre 1997 un banchiere mi chiamò per chiedermi se avevo letto un articolo pubblicato su di me nel Corriere della Sera. Gli ho risposto di no. Egli mi ha detto : è assai grave, dovrebbe leggerlo e inviarlo al suo avvocato per un’azione legale.

Ho dovuto lottare dal 1997 al 2005 per ottenere dal Tribunale penale di Milano una condanna dell’autore di questo articolo : Guido Olimpio [9] del Corriere della Sera. Un processo civile contro di lui è tuttora in corso [a Milano, ndt].

Le menzogne di Guido Olimpio contenute nel suo articolo del Corriere della Sera sono state trasmesse e divulgate dappertutto.

Fra coloro che hanno contribuito a diffondere queste menzogne, per gelosia o per odio, coscientemente o no, intenzionalmente o no, che siano stati ingaggiati per indicare « attivisti islamici », oppure per motivi politici o finanziari, o per la loro attività professionale, o che siano stati tratti in errore, si notano questi nomi : Richard Labévière [10], Roland Jacquard, Leo Sisti, Kevin Coogan, Paolo Fusi, Daniel Pipes [11], Victor Comras, Sylvain Besson [12], Lorenzo Vidino [13], Mike Isikoff, Mark Hosenball, Douglas Farah e altri i cui nomi saranno indicati in seguito.

Ognuno di loro è stato utilizzato per diffondere storie costruite, con i mezzi a sua disposizione, che fossero giornali, film, reti televisive, libri, siti internet, rapporti di sicurezza, e testimonianze davanti alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.

Nel tentativo di mettere insieme i pezzi del mosaico, le grandi agenzie d’informazione andarono ancor più lontano aggiungendo pesanti modifiche che misero in discussione la loro credibilità. La Televisione Svizzera romanda, la BBC e l’AFP sono fra coloro che mi hanno causato i torti maggiori.

Quando mi sono messo a cercare su Google quel che era stato scritto su di me, ho trovato 200.000 pagine che ripetevano le stesse falsità.

Nel corso del lungo svolgersi dell’inchiesta, furono soprattutto l’ignoranza e la mancanza di conoscenza che condussero a interpretazioni errate ; tutto questo infine portò a sostenere accuse senza fondamento. Esse divennero un problema per coloro che nel mondo dovevano indagare. Nessun inquirente ha mai potuto mettere le mani su alcun elemento di prova a sostegno di queste false accuse, semplicemente perché non esistono.

Quegli inquirenti ingannati dalle menzogne che hanno ripreso nei loro rapporti ufficiali o nelle testimonianze, non possono continuare a nascondersi dietro la scusa che le loro prove sono secretate, quando gli avvocati cominciano a verificare e a indagare. Raccomando loro sinceramente di riconsiderare le loro fonti e riconoscere il loro errore.

L’inchiesta penale ha preso il via in diversi paesi a causa della diffusione di fughe di notizie fasulle. Altre azioni seguiranno per smascherare coloro che hanno utilizzato queste menzogne per farne articoli, libri o rapporti ufficiali.

(…)

Da chi è arrivato il male per cominciare

Il 20.10.1997 il Corriere della Sera pubblicava a pagina 4 (Corriere economia) un articolo firmato da Guido Olimpio intitolato « Hamas perde metà del tesoro ».

CHI È GUIDO OLIMPIO ?

È nato in Albania il 15.04.1957. Non si conosce il suo livello di studi. All’età di 23 anni ha iniziato a lavorare al quotidiano Il Tempo. È stato corrispondente del Corriere della Sera in Israele. Ha dichiarato il 09.10.2002 davanti al tribunale penale di Milano, prima di essere accusato, che aveva contatti con l’ FBI degli Stati Uniti, che « aveva partecipato a un’udienza del Congresso degli Stati Uniti nel 1996 e che aveva testimoniato davanti alla commissione della sicurezza del Congresso degli Stati Uniti ».

Il caso AL TAQWA / NADA faceva parte della sua testimonianza [la banca di Youssef Nada che sarà costretta al fallimento, ndt].

L’articolo di Guido Olimpio s’intitolava : « Hamas perde metà del tesoro »

Conteneva anche un riquadro con delle dichiarazioni aggressive e infondate a proposito dei cosiddetti “maghi della finanza”, dei “banchieri che operavano dai paradisi fiscali dei Caraibi e dalle montagne svizzere”.

L’autore, Guido Olimpio, indicava più volte, senza alcuna prova, la Banca Al Taqwa come la principale fonte di finanziamento di Hamas e di altre gruppi islamici ; in particolare la Jamaa Islamia egiziana, il FIS algerino e la Alnahda tunisina.
Scriveva anche che i dirigenti di Hamas stavano indagando per sapere dov’erano spariti i « cinquanta miliardi di lire » che la Banca Al Taqwa aveva dato a Hamas; e che questa banca, che aveva il suo quartier generale alle Bahamas e degli uffici a Lugano, era ritenuta « il polmone dell’apparato finanziario degli integralisti ».
Affermava inoltre che la Banca Al Taqwa era il motore finanziario dei partiti islamici a livello planetario. Descriveva il presidente della banca YOUSSEF NADA, affermando che quest’ultimo aveva incaricato il suo socio e vice Ghaleb Himmat della missione di sostenere Hamas, la Jamaa Islamia egiziana, il FIS algerino e la Alnahda tunisina.

L’articolo si basava anche sul finanziamento dei gruppi armati accusati di promuovere il terrorismo e attribuiva questo finanziamento alla Banca Al Taqwa, al comitato di gestione Al Taqwa, al loro presidente YOUSSEF NADA, e al suo vice Ghaleb Himmat.

(…)

LA SECONDA ONDATA

Nel novembre 1997, ho ricevuto una telefonata dai signori Schreiber e Richard Labévière della TV svizzera romanda. Volevano intervistarmi sull’articolo del Corriere della Sera. Li ho informati che il nostro avvocato aveva intentato causa contro Guido Olimpio e il Corriere della Sera davanti al Tribunale penale di Milano e ho rifiutato di concedere loro un’intervista.

Il 14 maggio del 1998, [oltre un anno] dopo il barbaro e disumano attacco terroristico di Luxor, in Egitto nel quale erano stati uccisi numerosi turisti svizzeri, la Televisione svizzera romanda ha trasmesso un documentario realizzato da Richard Labévière.

CHI È RICHARD LABÉVIÈRE ?

Cittadino francese, nato il 04.05.1958, domiciliato a 01210 Ferney-Voltaire/Ain/France, 23 bis Rue de Meyrin [collaborava allora con la Televisione svizzera romanda (TSR). Attualmente sostiene di vivere tra il Libano e la Francia (ndt)]. Diplomato e giornalista. È corsa voce che, dal 1991 al 1997, sia stato utilizzato per attività di informazione al Centro dell’Onu di Ginevra per conto dei paesi dell’Europa e del Medio Oriente. Non sappiamo se ciò corrisponde al vero.

È sbalorditivo che Labévière, in seguito, ha fatto del suo film [14] un libro [15], nel quale ha aggiunto altre frottole. Poiché le sue conoscenze [della questione musulmana] erano mediocri, ha cercato di raccogliere informazioni in Medio Oriente. Si nota lo stesso fenomeno con tutti quelli che hanno cercato d’indagare su un qualunque gruppo islamico, che si tratti di giornalisti o uomini dell’intelligence. Ha utilizzato come fonte, persone che definiva degli esperti, che ne sapevano più di lui, tuttavia, o erano degli ignoranti in materia non meno di lui, o perseguivano i suoi stessi obiettivi ! Tutti coloro che ha presentato come riferimento nel suo film, perché contribuissero a calunniarci, appartengono a questa categoria.

Non ha mostrato, nel libro o nel film, alcun elemento di prova a supporto di quello che lui stesso o i suoi esperti hanno sostenuto, tranne qualche individuo pagato in Medio Oriente, come l’articolo menzognero di Guido Olimpio sul Corriere della Sera. Ha trattato questi elementi come prove affidabili, mentre, da parte sua, Guido Olimpio, nell’udienza al Tribunale penale di Milano contro di lui, dove è stato imputato, ha tentato di far valere come prova il libro di Labévière per sostenere le sue stesse invenzioni !

Tra le invenzioni scritte da Labévière compare la circostanza inventata secondo la quale, durante la seconda guerra mondiale, cioè nel 1940, Youssef Nada aveva lavorato per il terzo Reich tedesco, l’Abwehr dell’ammiraglio Canaris, e aveva partecipato a un complotto contro il re Farouk. Labévière ha così dimostrato di essere una nullità in matematica perché, in quell’anno, ero un bambino di nove anni (sono nato nel 1931).

Nei suoi scritti, a partire dal settembre 2002, un altro sedicente esperto della stessa risma di nome Kivin Coogan, e che gli ambienti dei servizi sono soliti consultare, ha scritto quel che segue:
« A questo proposito, Labévière cita anche dei rapporti egiziani secondo i quali Youssef Nada ha lavorato per l’intelligence militare dell’Abwehr tedesco, negli anni 1930 e 1940 (ricordiamo al lettore che nel suo libro Labévière ha scritto 1940, e che Coogan ha aggiunto una nuova fantasia : 1930 ?). Conviene anche ricordare che François Genoud, il banchiere nazista svizzero, ha iniziato a sviluppare contatti nel mondo arabo per conto dei servizi tedeschi a partire dal 1930 ».

Il film di Labévière, mentre ripeteva le false storie di Guido Olimpio sul Corriere della Sera, aggiungeva immagini senza alcun rapporto, di Luxor, dell’Afghanistan, di Bin Laden, e altri.

La signora Carla Dal Ponte e il Dottor Urs Von Daeniken

La signora Carla Dal Ponte, allora Procuratore federale Svizzera, e il Dottor Urs Von Daeniken, responsabile della sicurezza della Polizia federale svizzera, sono stati entrambi intervistati nel documentario [di Richard Labévière] dove è stato loro chiesto perché non volevano aprire un fascicolo per indagare sui fatti che esso riporta a proposito di Nada e di Al Taqwa. La risposta che essi danno nel filmato è che gli elementi presentati dagli autori non contengono alcuna concretezza o prova tali che consentano l’apertura di un procedimento investigativo.

Quando ho visto il filmato, il 26 maggio 1998 ho chiamato contemporaneamente gli uffici della Signora Del Ponte e del Dottor Von Daeniken per chiedere un incontro.

La settimana successiva, il 02.06.1998, ho ricevuto un loro fax che fissava un appuntamento. (…)

Il risultato di quest’incontro è stato che per loro il documentario non aveva alcun senso ; se fosse stato credibile un fascicolo d’indagine avrebbe dovuto essere aperto ; quel che la Signora Del Ponte diceva nel film. Nello stesso tempo il Dottor Von Daeniken è venuto dritto verso di me e ha detto « film a parte, ho delle domande sulle transazioni che ci sono state segnalate ». Gli ho assicurato che avevo molta fiducia nel fatto che le nostre transazioni non potevano toccare o venire da fonti dubbie e che eravamo pronti a dare risposte o chiarimenti su ogni documento relativo a qualunque operazione in qualsivoglia parte del mondo. Mi ha risposto che suoi collaboratori specializzati mi avrebbero contattato.

Qualche settimana dopo, i suoi assistenti, Sig. Christian Duc e Sig. Serge Bacci mi hanno chiamato per fissare l’appuntamento e sono venuti nel mio ufficio. Le supposte transazioni a proposito delle quali avevano ricevuto informazioni erano false ; non avevano mai avuto luogo e non potevano aver avuto luogo ; gliene ho spiegato la ragione e ho risposto alle loro domande sulle nostre vicende e attività. Abbiamo capito che tutto era a posto e che, per parte loro, non avevano nulla da ridire. Abbiamo apprezzato il loro comportamento rispettoso e professionale.

LA TERZA ONDATA

Come ci si poteva aspettare, le calunnie contenute nell’articolo del Corriere della Sera e il film di Labévière cominciarono a diffondersi e a produrre i loro frutti velenosi.

Il 9 dicembre 1999, sono arrivato all’aeroporto di Atlanta, proveniente da Zurigo, in transito per Nassau nelle Bahamas. I servizi d’immigrazione statunitensi mi hanno bloccato, mi hanno impedito l’imbarco sul volo per Nassau e mi hanno rimandato a Zurigo con il volo di ritorno della Swissair.

Quando ne ho chiesto loro il motivo, mi hanno risposto : « Contattate il più vicino consolato degli Stati Uniti e domandate a loro ». Mentre esaminavano il mio passaporto italiano, mi sono accorto che ci avevano scritto un numero di codice ; questo codice era 217.4’6’A7811 5412 ATC 212 ‘0’.

Il 15 dicembre 1999, ho chiamato il console degli Stati Uniti a Milano e sono andato ad incontrarlo. Quando ha visto il passaporto mi ha detto : «Deve aprire un fascicolo. Per aprire la pratica deve chiedere un visto, produrre tutto quello che è stato scritto su di lei nei media, tradurlo in inglese, e fornire anche tutti i suoi documenti bancari, azioni, obbligazioni, garanti, e tradurli in inglese. Porti anche l’atto di registrazione della sua azienda. »
Davvero, mi sono messo a ridere, non mi sono potuto trattenere dal chiedergli « Parla sul serio ? Vuole che vi porti qui cinque o sei camion ? Non voglio andare negli Stati Uniti, tutto quel che voglio è pulire il mio nome da ogni sospetto. Non so quale sia la ragione di ciò che è successo. Potrebbe trattarsi di un errore o di una falsa informazione. » Tuttavia ho fatto richiesta del visto come mi aveva indicato.

Quattro mesi più tardi, il 27 aprile 2000, ho ricevuto una lettera che diceva mi avevano trovato « non idoneo in virtù dell’articolo 212’a’’3’’b’ che recita in particolare che ogni straniero che si è impegnato in attività terroristiche o che è membro o rappresentante di un’organizzazione terroristica straniera non è ammesso. Le accuse del giornale italiano secondo le quali lei finanzia delle organizzazioni terroristiche potrebbero essere alla base del rifiuto in virtù dell’articolo 212’a’’3’’b’ ; può nominare un avvocato negli stati Uniti e trattare direttamente con l’ INS ».

Sono tornato a vedere il console. Era molto rilassato e mi ha detto « Lei deve chiedere un nuovo visto di categoria I. È la procedura ufficiale. Se lei non accetta non posso aiutarla. »
L’ho lasciato, poi gli ho inviato una lettera relativa ai documenti giuridici ; ho inviato anche un’altra lettera all’Immigration and Naturalization Service (INS) di Atlanta, dicendo : « La mia principale preoccupazione non è di viaggiare negli Stati Uniti o in qualunque altro paese ; è unicamente che il mio nome sia lavato da ogni sospetto. Sono pronto a sottopormi a tutte le inchieste, formali o ufficiose, per rispondere ad ogni domanda che possa portare alla riabilitazione del mio nome. »

Due mesi più tardi, il 23 giugno 2000, ho ricevuto la risposta che diceva che quello che era successo [il respingimento del 9 dicembre 1999 all’aeroporto di Atlanta. Ndt] proveniva da istruzioni della magistratura di Washington D.C. e che la mia lettera era stata inviata al loro ufficio.

Tre mesi dopo, il 29 settembre 2000, non avendo ricevuto alcuna risposta da quell’ufficio, ho indirizzato loro una lettera chiedendo una risposta.

Sette mesi più tardi, l’8 febbraio 2001, ho ricevuto una risposta che diceva : « Lei ha chiesto di essere consigliato sulla persona da contattare per discutere il suo caso. La persona adatta sarebbe il console americano del suo paese di residenza. La ringraziamo di aver portato questo problema alla nostra attenzione e di darci l’opportunità di rispondere alle sue preoccupazioni. »

Il 30 marzo 2001, ho contattato di nuovo il console degli Stati Uniti a Milano dandogli copia della mia corrispondenza con il Dipartimento della giustizia. Mi ha risposto (su un piccolo post-it giallo 3M) : « Nessuna misura può essere presa nel suo caso finché non abbia fatto una nuova richiesta di visto. »

Il 22 maggio 2001, ho presentato una nuova richiesta di visto seguendo il suo consiglio.

Il 13 giugno 2001, gli ho inviato un fax nel tentativo di ottenere un appuntamento, dato che non aveva risposto alla lettera e alla mia domanda di visto e che non riuscivo a raggiungerlo per telefono ; non ho ricevuto alcuna risposta.

Per un anno e mezzo, da dicembre 1999 a giugno 2001 ho dunque cercato di ottenere una risposta, ma invano. Ho deciso allora di aspettare la loro risposta.

L’ORRENDA DATA DELL’ 11 SETTEMBRE 2001

Noi [falsamente associati al finanziamento del terrorismo prima di questi attentati, ndt] abbiamo debitamente condannato l’atto incivile e disumano che riteniamo contrario ad ogni civiltà e ad ogni religione ; abbiamo pubblicato sui giornali le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime. Copie di questo comunicato stampa sono state inviate ai consolati degli Stati Uniti di Milano e di Berna.

I nomi dei pirati dell’aria sono stati inviati alle banche del mondo intero con precise istruzioni affinché ogni conto o operazione, concernente o legata a ciascuno di loro, fosse segnalata.

Il 20 settembre 2001, abbiamo verificato tutti i nostri fascicoli e non abbiamo trovato nessuno di quei nomi. (…). Abbiamo seguito e rispettato le istruzioni e steso il rapporto richiesto, ivi compresi tutti i documenti in relazione, e li abbiamo recapitati alla Banca centrale delle Bahamas. La Banca centrale li ha trasmessi al Procuratore generale delle Bahamas che li ha inviati agli Stati Uniti.

Il 29 ottobre 2001, il Consolato degli Stati Uniti di Roma mi ha chiamato e mi ha detto : « Il 27 aprile 2000 lei ha inviato una lettera a Washington dicendo di volere che il suo nome sia lavato da ogni sospetto. Qualcuno la chiamerà domani da Washington, lei sarà disponibile alle 8.30 ora di Washington, le 14.30 in Svizzera ? » Ho risposto positivamente.
L’indomani, il Signor John Cosenza dell’ FBI mi ha chiamato dicendomi che il giorno successivo avrebbe preso un volo per Milano e mi chiedeva di incontrarlo al consolato. Sono arrivato puntuale al consolato ; c’era una lunga fila in attesa all’entrata. Ho chiesto alla guardia di informarli del mio arrivo attraverso il citofono. La risposta fu : « OK, per favore, resti nella fila d’attesa ». Ho chiesto di dir loro : « Nada non resta nella fila dei mendicanti », e me ne sono andato.

Appena arrivato a casa, ho saputo che il Consolato degli Stati Uniti mi aveva chiamato quattro volte. Mi hanno chiamato di nuovo, e si sono scusati dicendomi che mi avrebbero atteso giù. Ho preso con me una copia del documento che avevo dato alla Banca centrale e l’ho consegnata. Ho raccontato loro la mia conversazione con il console e che costui mi aveva domandato di portargli dei documenti che avrebbero riempito diversi camion ; ho detto loro che questo signore non conosceva di finanza molto più del suo stipendio, del contratto d’affitto della sua casa, del suo cibo, dei suoi vestiti e di quelli di sua moglie, come avrebbe potuto capire qualcosa dai documenti finanziari di una banca ? E come avrei potuto portarglieli ?

Mi hanno posto domande a proposito di quel che era comparso sul Corriere della Sera, su di me e sulla Banca Al Taqwa, sul Centro islamico di Milano, su Ahmed Idris Nasreddin [16], anche sulla mia famiglia e la mia attività, sia come uomo politico che come banchiere. Erano in due : John Cosenza e Linda Viti ; ho capito che si trattava di due agenti di stanza a Roma. Quattro anni dopo, ho potuto leggere il loro rapporto e ho scoperto che avevano fatto del loro meglio per riportare onestamente il colloquio, ma che avevano confuso certi nomi e certi fatti.

Il 5 novembre 2001, il signor Hosenball, del News Week, mi ha chiamato per pormi numerose domande su Nasreddin e sulla Moschea di Milano, anche sul nostro avvocato del quale mi chiesto il numero di telefono. Ha chiamato l’avvocato e l’ha informato della sua conversazione con me. Ma quel che gli ha riferito non era esatto, attribuiva altri significati al nostro colloquio e ingarbugliava le cose. Appena l’avvocato me ne ha informato, gli ho chiesto di inviare al signor Hosenball il contenuto corretto della conversazione ritenendo lo stesso responsabile se vi avesse apportato il minimo cambiamento. Il giorno dopo ho chiamato il signor John Cosenza e l’ho informato di questa conversazione.

Il 5 novembre 2001, Nasreddin è arrivato dal Marocco ; ho accompagnato suo figlio ad accoglierlo all’aeroporto di Milano. A Chiasso, lungo la nostra strada verso Lugano, ci ha fermato la Polizia svizzera di frontiera, ci ha chiuso in un garage con la macchina e l’ha ispezionata minuziosamente. Ciò è durato due ore ; quando sono arrivato a casa mia, ho telefonato al mio avvocato, e preso appuntamento per la mattina successiva. »

In conclusione.

Altre parti del racconto di Youssef Nada si possono leggere sul suo sito, dove racconta ad esempio, come gli avvenimenti sono precipitati in modo drammatico per lui e i suoi soci, il fatidico 7 novembre 2001, quando decine di poliziotti hanno fatto irruzione nella sua casa mentre sua moglie dormiva, così come in quella del suo socio Himmat e negli uffici di Lugano, per eseguire una perquisizione, sotto la direzione di Claude Nicati, Sostituto del Procuratore federale svizzero, che gli spiegava senza mezzi termini che « era accusato di servirsi della sua società Al Takwa Management e della sua Banca Al Taqwa per finanziare un’organizzazione terroristica. » [17]

La sera stessa, il presidente George W. Bush in persona appariva in televisione per accusare il signor Nada, i suoi soci e la Banca Al Taqwa di sostenere il terrorismo e dichiarare « Noi li ridurremo alla fame ».

Ancora una volta i media si sono scatenati contro di lui. Era l’inizio di otto anni da incubo nel corso dei quali, come dice il signor Nada : « Sono ricomparsi i barbari. Le vecchie storie e menzogne sono state ripetute sui media. (…). L’articolo di Guido Olimpio sul Corriere della Sera così come il film di Labévière hanno ripreso a circolare con nuove invenzioni e costruzioni. »

Trarre qualche insegnamento

La maggior parte delle persone non sanno che giornalisti, o capi redattori che lavorano nei media tradizionali, non sono necessariamente neutrali : spesso diventano l’eco di notizie falsate partecipando attivamente alla guerra di propaganda di certi Stati in guerra e contribuiscono a giustificare l’inaccettabile ; o, per gli stessi motivi tacciono deliberatamente taluni fatti [18].

Le persone ignorano anche che, malauguratamente, i nuovi media non sono affatto risparmiati dalle manipolazioni di stato [19]. Blog e siti, che credono onesti, militanti, radicali, sono creature di agenti segreti che in particolare per mezzo dei forum cercano di infiltrare i gruppi dissidenti, di misurare l’impatto degli articoli da questi ultimi diffusi, di provocare falsi dibattiti fra interlocutori fasulli, per poi allertare i decisori politici sull’ampiezza della minaccia « antisemita » per esempio, e, last but not least, per identificare gli « islamici » che cadono nelle loro provocazioni.

Nel 1990, Israele e gli Stati Uniti sono riusciti alla perfezione a far entrare, nella Guerra del Golfo che oppose l’Iraq, una coalizione di 34 Stati. Questa guerra che doveva, a loro dire, portare la « pace in Palestina » e un « nuovo ordine mondiale » non ha prodotto né l’una né l’altro. Al contrario, è stata il punto di partenza di guerre sempre più sanguinose, e sempre in corso. Paesi interi sono stati distrutti, smembrati, contaminati per millenni da bombe all’uranio impoverito. Popoli sono stati gettati nella miseria, nella fame e nella paura dei tumori in grande aumento. Popoli che non comprendono come questa barbarie possa continuare ad abbattersi su di loro senza sollevare, a livello mondiale, l’ondata d’indignazione che potrebbe permettere di arrestarla.

Come il nostro mondo cosiddetto « civile » è arrivato a questo grado di disumanità ?

Il giornalista britannico John Laughland [20] fornisce degli elementi di risposta a questa lancinante questione. Ha brillantemente analizzato le tecniche di disinformazione usate per condizionare l’opinione pubblica allo scopo di raggiungere obiettivi politici [21]. Si riferisce in particolare all’opera di Serghej Ciacotin « Tecnica della propaganda politica » [22], per ricordarci che : « …il ruolo dei giornalisti e dei media è fondamentale per assicurarsi che la propaganda sia costante (…) la propaganda non potrebbe interrompersi (…) una delle regole fondamentali della moderna disinformazione è che il messaggio debba essere ripetuto molto spesso (…) le campagne di propaganda devono essere gestite in modo centralizzato e essere ben organizzate… ».

Laughland si basa anche sulle affermazioni del giornalista di Sky TV, Tim Marshall, per illustrare i legami perversi intrecciati tra giornalisti e membri dei servizi segreti. Cita come esempio i fatti che hanno portato alla caduta di Milosevic, rispetto ai quali Tim Marshall « si vanta dei suoi numerosi contatti con i servizi segreti, in particolare con quelli della Gran Bretagna e degli Stati Uniti (…) Uno dei temi che attraversano il suo libro [23] senza che egli lo voglia, è che il confine tra i giornalisti e gli agenti segreti è fragile. All’inizio del libro Marshall parla di sfuggita delle « inevitabili relazioni tra gli agenti dei servizi, i giornalisti e i politici », dicendo che « tutti loro lavorano nello stesso ambito ». Egli prosegue con tono scherzoso dicendo che esiste una « associazione di agenti segreti, di giornali e di politicanti, poi il popolo » che ha provocato la caduta di Milosevic. Aderisce al mito della partecipazione del « popolo » ma il resto del suo libro dimostra che in realtà il rovesciamento del presidente iugoslavo ha potuto realizzarsi solo grazie a strategie politiche concepite a Londra e a Washington. »

Siamo chiari : certo, gli Stati di diritto hanno bisogno dei servizi segreti per garantire la sicurezza, ma i cittadini non devono accettare che questi Stati li ingannino fabbricando false informazioni. È di fatto inaccettabile che dei giornalisti entrino in questo gioco.

Silvia Cattori

Traduzione dal francese di Khadija Anna L. Pighizzini (23.03.2010).

Versione originale francese (18.01.2010):
http://www.silviacattori.net/article1084.html



[1Si veda:
- « L’incredibile storia di Youssef Nada », Silvia Cattori, 18 agosto 2008.
- « Islam : Il nemico inventato », Silvia Cattori, 24 novembre 2008.

[2Si veda : « Il Consiglio di Sicurezza ha ritirato il nome di Youssef Nada dalla lista nera », Silvia Cattori, 25 settembre 2009.

[3Si veda : « Hamas perde metà del tesoro », Guido Olimpio, Corriere della Sera, 20 ottobre 1997.

[4Corriere del Ticino, quotidiano svizzero italiano, del 25 settembre 2009. Senza la denuncia di Dick Marty di queste illegali liste nere, che ha contribuito a divulgare la sorte del Signor Nada, questi avrebbe potuto essere ancora in questa lista, associato al « terrorismo » fabbricato, come tanti altri più sfortunati di lui.

[5Si veda il video in tre parti intitolato : « Criminal State : A Closer Look at Israel’s Role in Terrorism », di Jeff Gates.

[6Il 23 settembre 2009, il nome di Youssef Nada è stato espunto dalla lista e, il 22 ottobre 2009 i nomi della sua BANK AL TAQWA e di AL TAKWA MANAGEMENT. I nomi dei suoi due soci erano stati tolti primi : quello di Ali Ghaleb Himmatt il 10 agosto 2009, e quello di Albert Huber (morto nel maggio 2008) il 12 agosto 2008. Si veda : http://www.un.org/sc/committees/1267/docs/De-listed.htm .

Invece i nomi di altre sue società, BA TAQWA FOR COMMERCE AND REAL ESTATE COMPANY LIMITED ; NADA INTERNATIONAL ANSTALT ; WALDENBERG AG ; YOUSSEF M. NADA & CO. GESELLSCHAFT M.B.H, compaiono ancora sulla lista nel momento in cui scriviamo (si veda : http://www.un.org/sc/committees/1267/consolidatedlist.htm).

[8Estratti tradotti dall’inglese in francese da JHP.

[9Guido Olimpio, corrispondente del « Corriere della Sera ». Nel 1996, Guido Olimpio aveva testimoniato a Washington, davanti alla "Task force" sul terrorismo e le armi non convenzionali. Presentato come « esperto internazionale di terrorismo », il signor Olimpio copre le vicende del Medio Oriente dagli anni 80. Dal 1999 all’estate del 2003 è stato capo corrispondente del Corriere della Sera in Israele.

Ha pubblicato diverse raccolte dei suoi articoli che hanno provocato molto male al mondo musulmano, fra le quali « La rete del terrore. Come nascono e agiscono i militanti delle Guerre Sante », Sperling & Kupfer, 2002.

Le sue sedicenti rivelazioni hanno contribuito anche alla sventura di Kassim Britel. Questo italiano di origine marocchina, vittima di una « extraordinary rendition », (consegne speciali basate sul rapimento e il trasferimento da parte della CIA in luoghi segreti), viaggiava in Pakistan quando, il 10 marzo 2002, è stato sequestrato dai Servizi segreti pakistani. Torturato, poi « venduto » agli ufficiali dell’ FBI e della CIA, consegnato infine ai Servizi segreti marocchini, è sempre imprigionato in Marocco, nonostante la sua innocenza sia stata dimostrata e malgrado il pressante invito al governo italiano, contenuto nella Risoluzione del Parlamento europeo sui « voli segreti della CIA », affinché l’Italia « faccia passi concreti per la sua liberazione ».
Sua moglie ci aveva confidato : « Già nel 2001, quattro mesi prima che mio marito fosse rapito illegalmente e consegnato agli agenti CIA in Pakistan, Guido Olimpio aveva scritto un articolo nel quale lo presentava come un pericoloso terrorista. »
Per maggiori dettagli, si veda : « Islam : Il nemico inventato », Silvia Cattori, 24 novembre 2008.

[10Responsabile del servizio di politica internazionale a RFI (radio francese) dal 1999 al 2008, Richard Labévière ha continuato le sue inchieste sui Fratelli musulmani e il terrorismo islamico. Gli articoli e le interviste che ha realizzato sull’argomento si possono leggere sui motori di ricerca. Tenendo conto delle informazioni fasulle che ha divulgato su Youssef Nada, e sul movimento dei Fratelli musulmani - Hamas e il movimento di resistenza all’occupante che ha evitato fin qui la liquidazione della causa palestinese - non è inquietante vederlo oggi apparire come un difensore della causa palestinese, invitato ad esprimersi da associazioni di solidarietà irresponsabili?

[11Si veda : « Daniel Pipes, esperto dell’odio », Réseau Voltaire, 5 maggio 2004.

[12Autore di « La conquête de l’Occident », Sylvain Besson, giornalista del quotidiano genovese Il Tempo, si è lasciato prendere da questa folle spirale della minaccia gonfiata, inventata ? Fatto sta che, nel suo incredibile saggio, afferma in modo fantasioso che, fra i documenti sequestrati a casa Nada, c’era “un piano per la conquista dell’Occidente da parte dei Fratelli musulmani”. Esattamente quello che i servizi di propaganda israeliani e i loro alleati cercavano di far credere da anni!

[13Autore di « Al Qaeda in Europe: The New Battleground of International Jihad ». Gli scritti di Lorenzo Vidino dedicati all’ Islam politico e al terrorismo in Europa hanno partecipato alla costruzione del nemico musulmano. Vidino ha testimoniato presso l’United States House of Representatives sull’estremismo islamico in Europa.

[14La TSR ha trasmesso, il 14 maggio 1998, un documentario fatto di accozzaglie e approssimazioni, realizzato da Richard Labévière, in relazione al barbaro attacco del 17 novembre 1997 a Luxor, nel corso del quale erano stati uccisi numerosi turisti svizzeri. Questo attentato attribuito ai musulmani molti pensano che è un crimine del Mossad nel quadro della sua strategia della tensione.

[15« Les Dollars de La Terreur - Les Etats-Unis et Les Islamistes », Grasset & Fasquelle, 1999. Richard Labévière ha pubblicato anche altro, e sulla stessa scia, « Les coulisses de la terreur », Grasset, 2003.

[16Responsabile con Youssef Nada della banca svizzera Al-Taqwa, anche il suo nome è stato illegalmente inserito nella lista delle organizzazioni sospettate di legami con Al-Qaida.

[17Si veda il resoconto di questa giornata (in inglese) fatto dal Signor Nada sul suo sito : http://www.youssefnada.ch/7%20NOVEMBER%202001.asp

[18Si veda : «Une répression passée sous silence», Seumas Milne, Réseau Voltaire, 10 gennaio 2010.

[19Si veda ad esempio : « Israël déploie une équipe de cybernautes pour diffuser de la désinformation positive », Jonathan Cook, info-palestine.net, 25 luglio 2009 [disponibile anche in inglese].

[20John Laughland è stato amministratore di British Helsinki Human Rights Group, associazione che studia la democrazia e il rispetto dei Diritti umani negli paesi ex-comunisti, e membro di Sanders Research Associates. Attualmente è direttore della ricerca presso l’Institut pour la Démocratie et la Coopération.

[21Si veda : « La technique du coup d’État coloré », John Laughland, Réseau Voltaire, 4 gennaio 2010 [disponibile anche in lingua inglese].

[22Tecnica della propaganda politica, Serghej Ciacotin, Sugar, 1964.

[23Shadowplay, Tim Marshall, Beograd : Samizdat B92, 2003.